Sei qui
Home > Campionato 2018-2019 > 🎤Varone: “Educazione, tolleranza e rispetto…un ottimo calciatore non viene formato solo in campo ma in famiglia.”

🎤Varone: “Educazione, tolleranza e rispetto…un ottimo calciatore non viene formato solo in campo ma in famiglia.”

Abbiamo incontrato l’istruttore della scuola calcio Giovanni Varone che ormai da qualche anno fa parte dello staff del Settebagni Calcio e segue il gruppo 2006 da più di una stagione. Quest’anno il gruppo è misto, 2006-2007, e sta disputando l’ultimo anno di pre agonistica prima di dover affrontare il salto nell’Under 14. L’educatore Varone è uno dei punti di riferimento per la scuola calcio ed è sempre attento agli sviluppi del settore scolastico. A lui vogliamo rivolgere alcune domande per conoscere il suo punto di vista su alcuni temi delicati e per scoprire le emozioni che il suo gruppo gli fa vivere.

Addetto Stampa: Lei é il veterano del team di istruttori della scuola calcio del Settebagni per cui non possiamo non chiederle che rapporto ha con i suoi bambini? Si sente più allenatore o più padre?

Varone: Cerco di essere un padre ma con la giusta distanza nei momenti più importanti dove si devono impegnare. Comunque cerco di essere un punto di riferimento ogni volta che hanno bisogno di me. Oltre a parlare cerco di ascoltare ma nei momenti in cui si devono impegnare non accetto giustificazioni.

Addetto Stampa: Sappiamo che lei é molto attento alle novità introdotte dalla Federazione sia in termini di regolamenti che di metodologie di insegnamento. Che ne pensa del nuovo cammino intrapreso dalla Federazione che mira a far tornare l’espressione del bambino al centro del cammino di crescita della scuole calcio?

Varone: La Federazione sta cercando di impegnarsi al massimo, magari come al solito con un po’ di ritardo, ma questa volta sembra che sia la volta buona (sono un ottimista di natura). Mettere il bambino al centro del progetto “calcio” per una crescita uniforme è forse uno degli obiettivi più ambiziosi e sicuramente da seguire e perseguire.

Addetto Stampa: Ormai da più di una stagione lei allena un gruppo di Esordienti. Ci racconti dei suoi ragazzi e della crescita che hanno avuto.

Varone: Ormai è da qualche anno che alleno un gruppo di ragazzi veramente in gamba. Ogni anno si è aggiunto qualche elemento nuovo e per ultimo, questa annualità, in gruppo vi è pure una giovane calciatrice e la squadra è stata veramente eccezionale nell’accogliere tutti i nuovi arrivati e farli inserire nel gruppo sempre al meglio. Seguire la crescita di un gruppo dalla scuola calcio sino all’impegno nell’agonistica è sicuramente una delle esperienze più importanti per un neofita come me che si avvicina ad un impegno così importante e appagante. La soddisfazione di guardare dalla panchina ragazzi che sono arrivati in società con la paura della palla ed ora, dopo un percorso con il gruppo, vederli diventare importantissimi per l’economia della squadra per me è la cosa più importante.

Addetto Stampa: Tramite la sua esperienza sarebbe bello capire come sta crescendo anche il sistema organizzativo del Settebagni in relazione alla scuola calcio. In 5-6 anni può dire che la società ha apportato delle miliorie in questo settore?

Varone: La società è sicuramente in crescita anche se vi sono tantissimi problemi (come tutte le realtà di quartiere). Il nuovo gruppo di ragazzi che sta portando la società nel mondo informatico sta facendo un ottimo lavoro. Continuando così i risultati non tarderanno ad arrivare nonostante ci siano problemi abbastanza grandi che purtroppo sarà difficile risolvere come il parcheggio per i genitori che accompagnano i ragazzi, avere uno spazio in più con altri campi di allenamento, avere dei magazzini più capienti, etc… . Comunque quello che è stato fatto è sicuramente un ottimo lavoro bisogna continuare così.

Addetto Stampa: Spesso l’educatore della scuola calcio viene sminuito rispetto al tecnico che lavora nel settore agonistico, eppure impegno, responsabilità e competenza sono richiesti per entrambi i ruoli. Che ne pensa?

Varone: Il compito dell’educatore ha, forse, una valenza maggiore perché deve iniziare il processo di formazione dei futuri calciatori distaccandoli dal pensiero dei genitori che comunque va rispettato e iniziando a farli pensare con la propria testa soprattutto in campo. L’educatore deve formare una coscienza sportiva di gruppo che il bambino non ha nel suo bagaglio di esperienze. Il bambino deve essere seguito, ascoltato ed indirizzato verso quel traguardo che sarà lo stare in gruppo e rispettare tutto ciò che ne deriva. L’istruttore deve perseguire tale obiettivo facendogli assimilare il concetto fondamentale quale “mi diverto giocando a calcio e comunque se gioco con gli altri”, tenendo sempre ben stampati in testa i principi fondamentali della nostra esistenza: l’educazione, la tolleranza ed il rispetto per sé stessi, per gli altri ma soprattutto per le regole, accettando tutte le decisioni che verranno prese (dal mister o dalla società) nel miglior modo possibile. Quando i ragazzi arrivano nel settore agonistico e portano con sé questo bagaglio di nozioni e principi per il mister che li dovrà allenare sicuramente il lavoro sarà più semplice .

Addetto Stampa: Infine le chiediamo un parere sul mondo dei bambini di oggi. Girando molti campi crediamo che si sia fatto un’idea di quello che saranno i grandi del domani. É positivo in tal senso?

Varone: Girando per i campi e dall’esperienza che ho potuto maturare in questi anni posso solo dire che ancora di più si è consolidata in me l’opinione che per avere dei calciatori migliori nel futuro molto si dovrà fare nelle famiglie. Come un buon cittadino non si forma per strada ma in casa con una corretta educazione civica allo stesso modo un ottimo calciatore non viene formato solo in campo ma anche e soprattutto in famiglia. Il confronto con i genitori, che non dovranno essere troppo critici, aiuta i ragazzi ad affrontare quella sensazione adrenalinica nuova di doversi confrontare e misurare con gli altri. Altrimenti i ragazzi verranno al campo troppo tesi e nervosi per potersi divertire e saranno sempre impauriti su cosa fare ponendosi la domanda “ma a papà e mamma piace se faccio così” e non va bene. Il ragazzo in campo deve essere libero di esprimere tutto se stesso senza sentirsi giudicato, per questo ci sono già i  mister. Solo così avremo in futuro giocatori migliori e soprattutto tolleranti verso se stessi e versi gli altri.

Lascia un commento

Top