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Le parole di De Angelis: mai banale il mister del Settebagni quando si parla di calcio giovanile

INTERVISTA ENZO DE ANGELIS

Siamo in compagnia di mister Enzo De Angelis, un allenatore molto conosciuto nell’ambito del calcio laziale e che ormai da molti anni è nelle file del Settebagni. A lui abbiamo rivolto alcune domande relative alla stagione in corso e all’anno che è stato.Non manca una digressione sulla realtà del calcio giovanile che stiamo vivendo e il parere di De Angelis  è come sempre interessante.

1)Dopo un campionato difficile ma che l’ha vista portare a casa un grande obiettivo con gli allievi regionali, cosa l’ha spinta a riproporsi nella categoria dei giovanissimi provinciali?

De Angelis:Generalmente non è la categoria che mi porta a  scegliere di allenare una squadra o un’altra;certamente allenare una categoria come i regionali o l’élite  fa molto piacere ma non è quello che mi interessa e lo testimonia anche il fatto che quando si è ricominciato da zero al Settebagni io sono stato uno degli allenatori che ha deciso di restare.Al di là dei risultati ottenuti con gli allievi dello scorso anno che mi hanno gratificato proprio per come sono maturati, ho deciso di allenare i giovanissimi provinciali perché avevo visto nella squadra dei classe 2002  un gruppo solido che con qualche apporto significativo avrebbe  potuto puntare a vincere il girone e conquistare anche i giovanissimi regionali. Purtroppo cosi’ non è stato poichè molti  giocatori in estate hanno abbandonato il Settebagni   e ci siamo ritrovati a fare un campionato di media classifica che comunque mi permette di lavorare con più serenità sulla squadra per prepararla al prossimo anno,senza la pressione del risultato.

2) A tutto l’ambiente è nota la sua cura maniacale del lavoro settimanale sul campo. A quest’età,secondo lei,quali sono le abilità che un adolescente deve apprendere per farsi trovare pronto per poter affrontare una categoria di allievi?

De Angelis: Negli anni ho imparato molto sia per esperienza personale sia da insegnamenti ricevuti nei corsi d’aggiornamento che frequento; una delle cose che ho appreso e  che poi ho potuto riscontrare nelle mie avventure da tecnico è che la fascia d’età della categoria dei giovanissimi è quella durante la quale l’apprendimento dei ragazzi è maggiore rispetto al resto del settore agonistico. Quest’anno sto ritrovando alcune difficoltà con il gruppo che ho poiché prima delle abilità mototorie,delle capacità coordinative piuttosto che quelle condizionali che sono quelle più facili da allenare, ho dovuto intraprendere un lavoro nello specifico sulla mentalità della squadra, passaggio fondamentale per costruire delle solide basi tecniche. E’ vero che a quest’età il risultato è ancora secondario e l’aspetto ludico è preponderante, però negli allenamenti avendo notato delle difficoltà nella concentrazione e nel seguire le mie indicazioni ho dovuto abbandonare alcuni  lavori tattici e tecnici che non mi davano le risposte positive che mi aspettavo. Dunque nonostante l’apprendimento in questa fascia d’età sia massimo, per la mia squadra mi sto concentrando preliminarmente su  un lavoro mentale che è necessario per poter poi sottoporre ai ragazzi esercitazioni tattiche più complesse.

 

3)Ci parli del suo gruppo di ragazzi.Siamo a metà stagione ed un primo bilancio sembra doveroso.

De Angelis:  Sicuramente essendo a metà stagione posso dire che , per quanto spiegato precedentemente , mi sarei aspettato di trovarmi in una situazione migliore ma analizzando il materiale a disposizione devo dire che i miglioramenti sono notevoli considerando anche che il  gruppo è esiguo e che  i 2003,aggregati nei giovanissimi, ci danno una grande mano nel loro piccolo;infatti nonostante in alcune partite, a causa di differenze di struttura fisica troppo accentuate,non siano schierabili sono sempre a disposizione con grande impegno.  Dicevo dei miglioramenti:volevo fare i complimenti ai miei ragazzi perché è vero che durante gli allenamenti faticano nella concentrazione, nell’approccio e  nel capire le ragioni di alcuni esercizi, ma è anche vero che in partita ho un riscontro completo  su tutti i miei giocatori. Nelle ultime partite alcuni di loro si sono dovuti anche adattare in altri ruoli senza averli mai potuti provare in quella posizione del campo. Questa caratteristica è però essenziale perché, tornando alla domanda di prima, in questa fascia d’età può iniziare quella che chiamo “universalità del giocatore” il quale  diventa effettivamente un calciatore completo quando è capace di ricoprire ed interpretare  più ruoli nel terreno di gioco con grande efficienza.
Il bilancio è in qualche modo positivo e cercheremo di concludere il campionato nella miglior posizione di classifica nonostante le difficoltà numeriche rendano difficile lo sviluppo di alcune situazioni tecnico-tattiche durante gli allenamenti e mi mettano di fronte spesso a scelte di formazione obbligate.

4)L’ultima domanda si allontana dagli aspetti tecnici.In un calcio  dove si sente sempre più spesso parlare di genitori che pagano per far giocare i figli, in settori giovanili dove la pressione è già alta nella scuola calcio, quanto è importante avere un ambiente sereno in cui lavorare e un gruppo di genitori,oltre che di ragazzi,che partecipano attivamente alla causa?

De Angelis: L’ultima domanda è forse quella in cui sono più in difficoltà poiché,vivendo ormai da 9 stagioni la realtà del Settebagni, queste vicende orribili non mi sono mai capitate e sento la vicenda molto lontana. Se devo essere sincero nemmeno nelle precedenti esperienze da allenatore si è mai verificata una situazione del genere probabilmente perché è una mia caratteristica quella di riuscire a scindere il campo dalla componente dei genitori, disinteressandomi di  qualsiasi commento e polemica  venga dall’esterno della rete.
Per quanto riguarda la situazione che sto vivendo in questo ultimo anno sembra che i genitori siano più presi dei giocatori stessi(il mister sorride) poiché essi tengono molto ai comportamenti e all’impegno dei propri figli e li sostengono in ogni partita. Inoltre mi fa molto piacere che siano complici delle mie scelte anche quando mi trovo a dover sanzionare alcuni giocatori tanto che non mi sono mai trovato a dover spiegare le mie decisioni a genitori indispettiti o contrariati.
Purtroppo nel mondo che ci circonda però può capitare che le pressioni e le aspettative dei genitori sui propri figli rovinino quello che è un divertimento in cambio di un’insensata necessità di successo. Bisognerebbe capire che la cosa fondamentale è che i ragazzi giochino in una squadra e che pensino e vivano come gruppo; poi se un giocatore è effettivamente bravo emergerà al di là dell’ambiente in cui gioca.

In conclusione volevo ringraziarvi per la pazienza e volevo ringraziare quello che io definisco scherzosamente “il miglior staff che c’è”,cioè il gruppo di collaboratori che mi accompagna ormai da tempo. In primis Simone Salvati e Diego Casavecchia con cui sono in piena sintonia e con cui stiamo facendo un grandissimo lavoro; senza il loro aiuto sul campo sarebbe tutto più difficile. Poi volevo ringraziare tutti quei ragazzi che nel corso degli anni mi hanno affiancato e spero che questa tradizione,che ormai da qualche stagione si sta ripetendo,di ex-calciatori da me allenati che mi aiutano nella preparazione dei ragazzi possa continuare a lungo. Nel corso degli anni si sono avvicendati Alessandro Bruni, Edoardo Manzoni,Marco Bonciarelli e nella stagione che stiamo vivendo  invece è il turno di Matteo Bottero e Giuliano Prili: per me il loro supporto è fondamentale e mi faceva piacere ringraziarli.

 

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